MATRIMONI GAY: LESBICA IN AULA,DIRITTO AD ESSERE FELICE IN ITALIA
(AGI) – Bologna, 12 gen. – “Sono innamorata della mia compagna come del mio Paese, vorrei avere diritto ad essere felice in Italia”. Con questa dichiarazione spontanea in un aula del Tribunale civile di Bologna, si e’ chiusa l’unica udienza – giudice relatore Antonio Costanzo – con la quale due lesbiche di Casalecchio di Reno, comune alle porte di Bologna, hanno fatto ricorso contro la prevedibile decisione del comune di residenza di negare loro il matrimonio, consentito in Italia solo tra uomo e donna. La decisione collegiale del tribunale, con relativa ordinanza, e’ attesa tra due o tre mesi: i legali delle due donne, che in prima istanza hanno chiesto ai giudici la disapplicazione del codice civile e l’ordine al sindaco di celebrare le nozze (”pur sapendo di avere una probabilita’ su 100 di averla vinta”), puntano piu’ realisticamente alla remissione degli atti alla Corte Costituzionale. Quella di Bologna sarebbe la quinta volta di una decisione in tal senso – dopo quelle del Tribunale di Venezia, delle Corti d’Appello di Trento e di Firenze, e del Tribunale di Ferrara- tutte indirizzate a chiedere un pronunciamento della Suprema Corte. “Siamo soddisfatti di come e’ andata l’udienza, perche’ c’e’ stata per tutti la possibilita’ di esprimere le proprie ragioni”, ha commentato uno dei tre legali delle ricorrenti, il bolognese Giovanni Genova, al termine dell’udienza durata oltre un ora e un quarto. Come controparte, a sostenere di fatto le ragioni “perche’ il matrimonio non s’ha da fare”, il legale dell’Avvocatura del Comune di Casalecchio di Reno e un Avvocato dello Stato, in rappresentanza del Ministero dell’Interno. Le due donne intanto, entrambe italiane oltre i 40 di eta’ e da anni conviventi – una delle due avrebbe avuto anche un figlio da una precedente relazione – sono decise a non mollare e a mantenere la privacy . I loro legali puntano al riconoscimento dell’incostituzionalita’ dello stesso codice civile, laddove vieta il matrimonio a persone dello stesso sesso, per contrarieta’ agli articoli 2-3-22-29 della Costituzione. In piu’,sottolineano, il primo dicembre scorso e’ entrato in vigore il trattato di Lisbona, che introduce la Carta di Nizza, ovvero un “pezzo” della Costituzione europea che prevede per tutti i cittadini dell’Unione il diritto di sposarsi , lasciando ai singoli stati di disciplinare l’esercizio di tale diritto. Nel delicato passaggio, non viene esplicitato se di sesso diverso o dello stesso sesso, lasciando aperto il problema: il Tribunale civile di Bologna potrebbe ora aggiungere un altro tassello nel percorso che punta al riconoscimento civile del matrimonio gay. (AGI) Ari