FRANCIA: MUSSI, PROTESTE FRANCESI SIANO ESEMPIO PER ITALIA

(AGI) – Roma, 29 mar. – “Quello che capita da qualche settimana in Francia parla a tutta l’Europa: dopo una lunga fase storica in cui si e’ creduto che la precarieta’ fosse un portato naturale della modernita’, adesso i francesi hanno capito che l’essere precari e’ un risultato delle politiche di sfruttamento e dei rapporti sociali di forza”. Secondo Fabio Mussi, intervistato dal Manifesto, “i tre milioni di no al Contratto di primo impiego sono un messaggio importante anche per il nostro paese”. In Italia, infatti, prosegue Mussi, “ci si e’ resi conto, innanzitutto, che la precarieta’ crea dei ’sottouomini’, privi dei diritti umani e costituzionali di cui godono i ‘garantiti’”.
Far salire il costo del lavoro precario “e’ certo una soluzione, ma solo in parte. Se usare una macchina in affitto costasse meno che comprarla, nessuno acquisterebbe auto. E’ una legge del mercato- osserva Mussi- che qualsiasi merce affittata costi di piu’ dell’acquisto, ma guarda caso questo non vale per il lavoro dell’uomo: e’ in effetti assurdo che il lavoro precario, meno garantito, costi meno del fisso. Dunque va al minimo equiparato, come ci disponiamo a fare con l’Unione. Ma io aggiungo che il flessibile dovrebbe costare piu’ di quello garantito, come proponiamo nella campagna ‘Precariare stanca’”.
Per il leader della sinistra Ds, inoltre, un punto chiave dovrebbe essere quello di porre una limitazione ai contratti a termine, anche se la proposta non e’ contenuta nel programma dell’Unione: “Non e’ detto che tutto quello che non e’ scritto non si possa fare. Oltre al discorso dei costi, infatti, c’e’ un altro punto importante nel programma: attivare il credito di imposta per le imprese che assumono a tempo indeterminato, in modo da incentivarle a creare occupazione stabile. Il divieto di reiterare all’infinito andrebbe aggiunto: e’ chiaro che se una stessa azienda assume a termine tre o quattro volte la stessa persona, quello e’ un lavoratore di cui ha bisogno, e’ un posto strutturale”. Quanto ai cosiddetti cocopro, “io credo che bisognerebbe riformare il codice civile, lasciando in piedi solo il lavoro autonomo e quello dipendente, eliminando i rischi di mascheramento del lavoro subordinato. Se vogliamo invertire la rotta e dare una risposta allo stesso declino, dobbiamo rimettere al centro il lavoro”, e “piu’ che di flessibilita’ parlerei di versatilita’”. (AGI)
Cli/Pol