* CARITAS ROMA FORMA OPERATORI 118 PER SOCCORSO IMMIGRATI

(AGI)- Roma, 1 apr. – Iniziato ieri un corso per approfondire le tematiche dell’emarginazione, delle poverta’ e dell’intercultura in ambito sanitario rivolto agli operatori del 118 regionale ed organizzato dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con l’Azienda Regionale ARES 118. Un’esperienza formativa – si legge in una nota – che coinvolgera’ oltre 30 infermieri professionali in servizio nei centri di emergenza di tutto il Lazio e che vertera’ sugli aspetti medici e sociosanitari dell’assistenza agli immigrati, agli emarginati ed in genere a tutti coloro che soffrono di traumi sociali. Tra le emergenze che gli operatori sanitari si trovano ad affrontare molto spesso vi sono senza dimora, emarginati e persone di differenti culture. L’esperienza dei medici della Caritas, che operano da oltre 20 anni in tale ambito, sara’ condivisa con gli operatori che quotidianamente incontrano gli utenti emarginati nei momenti di estrema difficolta’ e fragilita’. Questa collaborazione portera’ gli infermieri dell’ARES 118 ad impegnarsi in servizi di volontariato nei Centri medici della Caritas e nelle campagne di promozione della salute che l’organizzazione cattolica svolge nei campi nomadi della Capitale. “Una formazione rivolta – ha commentato mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas romana – a chi quotidianamente incontra i malati di altre culture o in stato di disagio non perche’ gli immigrati e gli emarginati siano portatori di patologie specifiche ma per aiutare a favorire l’incontro interculturale in ambito sanitario. Un percorso formativo che per alcuni degli operatori che vi partecipano sfocera’ anche in una concreta esperienza di volontariato, unendo alla formazione professionale anche un servizio di solidarieta’ che incrementera’ quella vocazione di umanita’ che gli operatori sanitari posseggono” “L’ARES 118 e’ un patrimonio comune della collettivita’ – ha detto Vitaliano De Salazar, direttore generale dell’ARES 118 – Quella di salvare vite umane e’ la nostra missione istituzionale, ma gli operatori la affrontano quotidianamente con una fortissima carica di umanita’. Sono convinto che non possa esistere sanita’ senza umanita’ e che questo binomio indissolubile porti necessariamente ad impegnarsi nel sociale. Sono contento che arrivi dai miei operatori la volonta’ di mettere a disposizione di chi si trova in uno stato di disagio il proprio tempo libero e la propria professionalita’”.

Red/Tri/Van