DICO: TONINI, DALLA CEI NOTA SOFFERTA E AUTOREVOLE
(AGI) – Roma, 29 mar. – “La nota del Consiglio permanente della Cei sulla famiglia e sulle unioni di fatto e’ un testo sofferto e percio’ tanto piu’ autentico e autorevole”, scrive il senatore dell’Ulivo Giorgio Tonini in un commento sul quotidiano Il Riformista in edicola domani. “Da una corretta lettura della nota – legge nell’articolo del senatore Tonini – si ricavano pertanto tre conclusioni che potranno apparire paradossali solo a chi dei testi in questione abbia operato una lettura superficiale. La prima e’ l’impressionante consonanza, quasi letterale, tra quello che a me pare il passaggio centrale della nota e le famose sette righe che all’argomento dedica il programma dell’Unione: programma che impegna il centrosinistra al riconoscimento giuridico non delle unioni di fatto, bensi’ dei “diritti delle persone” che convivono. Sia nella nota Cei, che nel programma dell’Unione si parla di persone, dunque di diritti individuali, come tali da riconoscere a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale. Seconda conclusione: su come tradurre in norma l’esigenza delle persone che convivono di vedersi riconosciute garanzie e tutele giuridiche, e’ aperta la discussione tra la proposta del Governo (i Dico), che si basa sulla legge sull’anagrafe, e quella del Forum delle associazioni familiari, che ritiene preferibile, come si legge nel manifesto per la manifestazione del 12 maggio, la via della “liberta’ contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile”. La nota della Cei non sceglie tra queste diverse vie, ma si limita a raccomandare che non si traducano in riconoscimento surrettizio dell’unione civile come tale. Questo atteggiamento e’ corretto ed opportuno e andrebbe raccolto dai cattolici impegnati sull’una o sull’altra ipotesi come un invito ad un confronto pacato, senza reciproche scomuniche, a sostegno delle quali sembra in ogni caso del tutto improprio invocare l’autorita’ dell’episcopato. Terza ed ultima conclusione: in questa discussione tra proposte diverse, l’ipotesi del Forum appare a mio modo di vedere assai piu’ esposta di quella del Governo al rischio di introdurre nel nostro ordinamento forme di “simil-matrimonio”. E’ infatti difficile negare che il radicamento giuridico dei contratti tra conviventi nel codice civile (lo stesso sul quale si fonda l’istituto del matrimonio) appaia simbolicamente assai piu’ impegnativo del ricorso alla legge sull’anagrafe”. (AGI)
Els