SICUREZZA: BAGNASCO, PROBLEMA REALE MA NO AI GHETTI

(AGI) – CdV, 26 mag. – Secondo il presidente della Cei, occorre “evitare, per questi nuovi venuti e le loro famiglie, il formarsi di enclave a loro destinate che, se in un primo momento potrebbero apparire una soluzione emergenziale, diventano presto dei ghetti non tollerabili. A chi vuole stabilirsi in Italia – spiega – si deve arrivare a proporre un patto di cittadinanza che, mettendo in chiaro diritti e doveri, non ricerchi scorciatoie illusorie”. “L’identita’ del nostro popolo – ricorda Bagnasco nella sua prolusione alla 58esima Assemblea della Cei – non e’ sorta oggi, perche’ si e’ consolidata in una storia secolare, e per questo da una parte chiede rispetto e dall’altra rimane aperta e capace di incontrare altre culture, nella prospettiva di un’identita’ arricchita per tutti. In ogni caso, dobbiamo farci tutti guidare dalla consapevolezza delle dimensioni globali del fenomeno e dal suo carattere emblematico per la nostra epoca. Su questo scenario frastagliato, la Chiesa si va prodigando con una generosita’ a tutti nota, attraverso la Fondazione Migrantes, la Caritas e altre strutture di volontariato, investendo non poche risorse di personale e mezzi. Che tuttavia non bastano mai, perche’ restano evidentemente insostituibili altri livelli di responsabilita’ e di intervento”. Quanto all’allarme sociale oggi cosi’ diffuso, il card. Bagnasco afferma che “la radice di questa insicurezza, che prima di essere un sospetto verso gli altri, e’ senso dell’isolamento in cui molti cittadini oggi si trovano un po’ a motivo dell’organizzazione sociale, e un po’ a causa anche delle condizioni soggettive. C’e’ infatti un’insicurezza esterna e ambientale, legata ai movimenti delle persone come all’esposizione delle abitazioni; ma c’e’ anche un’insicurezza sui valori che devono interiormente rassicurare le persone, e renderle piu’ salde. A questo riguardo – conclude – vorrei segnalare che un contributo al bisogno di sicurezza, anche se non immediatamente diretto, viene dalle comunita’ cristiane presenti sul territorio, e distribuite a rete nelle situazioni urbane come in quelle dei centri medi, ma anche piccoli e piccolissimi: ed e’ la valorizzazione della dimensione sociale della fede, degli incontri e degli ambienti ad essa collegati”. (AGI)

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