CNA: MALAVASI, SERVE UNA RIVOLUZIONE COPERNICANA

(AGI) – Roma, 22 ott. – “Apprezziamo – ha aggiunto Malavasi – lo sforzo del Governo di riformare la pubblica amministrazione in direzione di servizi capaci di maggiore efficienza ed efficacia e di valorizzazione del merito e della professionalita’. Ma tutto cio’ ancora non e’ sufficiente. E’ ora di dire davvero basta. Liberateci per favore da questo labirinto di norme, adempimenti superflui, procedure, balzelli che sottraggono tempo, risorse, energie e voglia di fare agli imprenditori. E’ piombo sulle ali”. Dateci fiducia – ha achiesto il Presidente della Cna – servono meno norme formali e piu’ controlli sostanziali. Quello che chiediamo e’ possibile, necessario, non piu’ rinviabile. Sto parlando anche di un cambiamento che riassegni al fisco la sua fondamentale funzione civile e sussidiaria”. Basta con un fisco “che punisce impresa e lavoro, che privilegia le rendite finanziarie, che continua, a dispetto delle promesse, a far pagare alle imprese un’Irap sempre piu’ percepita come tassa sul lavoro e sugli interessi passivi. Un fisco che, con gli studi di settore, fatica a rivedere al ribasso le proprie pretese nei confronti delle piccole imprese anche quando la crisi riduce i ricavi e azzera i profitti. Un fisco che ciclicamente ricorre a forme di condono su redditi e capitali sfuggiti all’accertamento”. Mostriamoci capaci – ha aggiunto Malavasi – “di cambiamento, di superare i pregiudizi. Perche’ non riflettere, per esempio, su un sistema fiscale che premi la produzione, il lavoro e riequilibri il favore oggi riconosciuto alle rendite finanziarie. Sto parlando di un cambiamento che dia ai cittadini e alle imprese una organizzazione piu’ efficiente della giustizia civile, tempi ragionevoli ai processi per non scoraggiare una adeguata domanda di tutela dei propri diritti. Attendere in media, come devono fare gli imprenditori italiani, quasi tre anni per vedere concluso un processo civile in primo grado, sostenere costi per oltre 1 miliardo di euro solo per il ritardo nella riscossione dei crediti, ritrovarsi negli ultimi posti delle graduatorie internazionali … sara’ giustizia, ma qualche dubbio sulla sua civilta’ e’ legittimo averlo!”. Sto parlando “di un cambiamento che impedisca al 25% della nostra ricchezza nazionale di essere prodotta da una economia sommersa, con tutte gli effetti di slealta’ che ne derivano per il sistema produttivo. Di un cambiamento che ponga fine al danno generato dalla circolazione di prodotti contraffatti, ai pericoli per i consumatori, al mancato rispetto di norme in materia di salute e sicurezza”. Il made in Italy – ha aggiunto Malavasi – “non e’ solo immagine e garanzia di qualita’ e’ anche certezza del rispetto delle persone che hanno contribuito al prodotto con il loro lavoro. Siamo soddisfatti del risultato ottenuto con l’introduzione nel nostro ordinamento di una norma sul made in. E’ un passo molto significativo in una direzione che consente di individuare e valorizzare il lavoro e la produzione interamente italiana”.(AGI)

Bru