(AGI) – Roma, 28 feb. – La Vicepresidente della Commissione Pari Opportunita’ Lucia Borgia, unitamente alla Coordinatrice del Gruppo “Rappresentanza” Maria Teresa Coppo Gavazzi, e il Direttore dell’Istat Linda Laura Sabbadini, hanno presentato oggi con una conferenza stampa tenutasi presso la Presidenza del Consiglio, la ricerca “Partecipazione politica e astensionismo secondo un approccio di genere”, realizzata dall’Istat su incarico della Commissione per le P.O.
“Le donne in Parlamento sono poche da sempre, siamo in fondo alla graduatoria europea – ha detto Linda Laura Sabbadini – ma secondo la nostra indagine multiscopo i cittadini non lo sanno, solo il 27% conosce la realta’ della situazione, gli altri sopravvalutano la presenza femminile. E’ responsabilita’ della televisione e dei media questa carenza di informazione visto che piu’ del 90% si informa di politica attraverso la TV. Nonostante i cittadini pensino che le donne in Parlamento siano di piu’ la maggioranza chiede una femminilizzazione della politica, una presenza maggiore di donne in Parlamento. Ovviamente sono piu’ le donne a volerlo, quasi il 70%, gli uomini solo nel 44,6%. E’ difficile il rapporto con la politica – spiega – un quarto della popolazione di 14 anni e piu’ ha riferito di non informarsi mai di politica, si tratta in valori assoluti di circa 4 milioni di uomini e di 8 milioni 375 mila donne. Non parla mai di politica il 34,2%. Sono le donne a sentire la politica piu’ lontana. E’ crollato il numero di persone che ascoltano dibattiti politici dal 37,4% al 22,3% con una perdita di piu’ di un terzo di ascoltatori dal 1993 al 2005. E’ cresciuta la percentuale di persone che non si informano di politica perche’ non lo ritengono interessante arrivando al 67%. E’ sostanzialmente stabile la partecipazione a comizi e a cortei, l’impegno per i partiti e il sostegno economico ai partiti. Cresce invece la partecipazione ad associazioni di volontariato soprattutto da parte delle donne. 4 milioni e mezzo di persone si impegnano in attivita’ gratuita per organizzazioni di volontariato.(AGI) (AGI) – Roma, 28 feb. – L’astensionismo in Italia non ha mai conosciuto livelli elevati come in altri Paesi europei – afferma ancora la Sabadini -, ma negli ultimi 30 anni ha manifestato una crescita continua. Basti pensare che la quota di elettori che non si e’ recata alle urne e’ aumentata costantemente a partire dalle elezioni politiche del 1976, quando rappresentava il 6,6% dell’elettorato, fino alle ultime consultazioni del 2001, raggiungendo il 18,6% degli aventi diritto al voto. Se poi al dato di base – ossia la quota di cittadini che non si sono recati alle urne – si aggiungono i dati relativi ai cosiddetti voti inespressi – le schede bianche e le schede nulle – che a rigore, non esprimendo voti validi per i partiti in competizione, vengono annoverate tra le opzioni dell’astensionismo, il fenomeno della crescita del “non voto” assume dimensioni ancora maggiori arrivando a riguardare, nelle ultime consultazioni politiche, quasi un elettore su quattro. L’astensionismo e’ tradizionalmente femminile e del Sud ma nelle ultime due elezioni politiche il ritmo di crescita dell’astensionismo e’ stato maggiore per gli uomini e al Nord. Passando in rassegna le motivazioni addotte dagli intervistati dell’indagine Multiscopo che hanno dichiarato di non essersi recati alle urne e’ possibile rintracciare sia le ragioni tipiche dell’astensionismo fisiologico, legate a problemi di salute o a difficolta’ contingenti (50,4%), sia le ragioni piu’ prettamente politiche, espressioni di disaffezione o di protesta nei riguardi del sistema dei partiti (40,9%). Completano il quadro, oltre ai tradizionali “altri motivi” (9,2%), due ragioni meno facilmente classificabili: “non c’era un candidato o una lista di mio gradimento” (8,8%) e “ho preferito fare altre cose” (8,5%), che sono state raggruppate nell’area definita dell’astensionismo mobile. Ovviamente – conclude – queste motivazioni vanno considerate come le motivazioni dello zoccolo duro degli astensionisti, quello che ha avuto il coraggio di dichiararsi”.
“In Italia non c’e’ nessuna discriminazione in termini giuridici e legali – afferma Lucia Borgia – ma la realta’ della condizione femminile e’ sotto gli occhi di chiunque non voglia chiuderli. Le italiane sono un soggetto forte (54%) trattate come un soggetto debole, meritevole di tutela, ma senza “esagerare”. Le statistiche di genere, con i dati disaggregati, avviate negli anni ‘80 sono lo strumento che permette di indagare sulle strutture sociali, partendo da dati incontrovertibili. Niente e’ irrilevante rispetto al genere, nessun fenomeno e’ neutrale dal punto di vista di genere. La ricerca della Sabbadini va in questo senso in un momento importante per il nostro Paese. Aiutandoci ad essere ferme implacabili nella razionalita’ delle nostre rivendicazioni”. (AGI)
Baz