RAI: FASSINO, AUTONOMIA E DIVERSITA’ MA NESSUNA VENDETTA
mercoledì, dicembre 20th, 2006(AGI) – Roma, 20 dic. – Convinto che nella Rai ci sono tutte le potenzialita’ per “recuperare la funzione smarrita in questi anni di fattore costitutivo dell’identita’ e della culturalizzazione dell’Italia”, Fassino ha ammesso che “il problema del passo indientro della politica esiste” ma deve essere affrontato “da parte di tutti”. Da una parte Fassino giudica “suggestiva ed interessante l’ipotesi della Fondazione” che sovraintenda gli aspetti gestionali. Inoltre occorre varare una riforma perche’ il Cda della Tv pubblica non sia piu’ una “protesi del sistema politico-istituzionale”, deve invece “funzionare sulla base del codice civile”, per questo Fassino “auspica un mutamento normativo perche’ la nomina del Cda sia pensata nelle funzioni e nelle responsabilita’ diverse rispetto a quello che e’ stato fino ad oggi” in cui “unico caso al mondo esiste un Cda che di fatto e’ un amministratore delegato collettivo risultato di una tortura dell’influenza politica”. Dall’altro occorre che tutti “dipendenti della Rai” la smettano di pensare e indossando una “casacca politica, vantando una rappresentanza che nessuno gli ha dato, si possa fare una carriera professionale migliore”. Se si va avanti con questo andazzo “non si fa il bene ne’ dell’azienda, ne’ dei consumatori, ne’ dei singoli lavoratori”, per questo servono delle “regole”. Il leader della Quercia, inoltre, e’ convinto che per rilanciare la Rai occorre una strategia che gli dia “un ruolo di punta nell’allargamento dell’offerta” e, in altre parole occorre cogliere l’opportunita’ offerta “dal passaggio dall’analogico al digitale”. Per quanto riguarda la “qualita’”, secondo Fassino e’ necessario che l’innalzamento del livello investa “ogni settore e ogni genere: “deve essere capace di soddisfare l’intera pluralita’ delle esigenze, senza snobismo intellettuale”: in sostanza Fassino vuole una Rai “al top in tutti i generi, paradossalmente anche nel fare il ‘Grande Fratello’. Stesso “ruolo di traino” la Tv pubblica lo deve riscoprire nella “riorganizzazione tecnologica”. (AGI)
Gim/Aug
